OSCAR DI MONDOGEMELLO – Nero

LA TRACKLIST:

1 – Ascolta

2 – Relativo

3 – Canzone

4 – Niente

5 – Al mare

6 – Come fai

7 – Cicatrici

8 – Ora

9 – Sogni

IL DISCORACCONTO:

«Ascolta, non voglio metterti a disagio, ma c’è una cosa che devo assolutamente dirti.»

Lo fisso come se fossi interessato; mi costa una fatica disumana. Sono poche le cose che mi interessano per davvero in questo momento: i dischi shoegaze, i libri di Ellis, le serie tv svedesi, le sigarette e poco altro.

«Dimmi, ma in fretta che ho poco tempo» lo incalzo, come fossi un persona impegnata. «Però ti prego, fa che non sia l’ennesimo discorso relativo a Claudia.»

Segue un lungo silenzio imbarazzato.

«Cristo Luca, te l’ho detto mille volte… non ne voglio saperne più niente. Per me lei è morta, sepolta, a malapena mi ricordo della sua esistenza. Starei molto meglio se tutti quanti smetteste di nominarmela. Piuttosto, perché non parliamo di quella nuova canzone che hai scritto? Il riff non mi convince, e poi il testo è così smielato. Se vai avanti a scrivere certe stronzate io lascio, ti avviso.»

«Come preferisci, parliamo pure di quella canzone, che tanto alla fine ritorniamo a quello che volevo dirti all’inizio.»

«Sarebbe a dire?»

«Ricordi quest’estate al mare

«Certo che me la ricordo, Luca. Sono passati tre mesi, ho solo trenta fottuti anni e non soffro di alzheimer. Hai intenzione di parlare o devo cavarti ogni cazzo di parola di bocca?»

«Come fai a non aver ancora capito?»

«Adesso mi hai davvero rotto i coglioni. Ero venuto qui per le prove, e invece ci sei solo tu con i tuoi discorsi del cazzo.»

Mi alzo per andarmene, sono stufo. È da mesi che Marco e Stefano mi tirano pipponi infiniti su Claudia, su quanto eravamo diversi e su come sia stato fortunato a essere piantato prima che la cosa diventasse troppo seria. Facile parlare quando si sta bene. Ogni volta che dicevano “è meglio così”, mi veniva una voglia matta di ficcargli due dita negli occhi e urlare: «Siete fortunati a non vedere più niente, tanto il mondo fa cagare, a cosa vi serve la vista?». E invece annuivo in silenzio e fingevo di ascoltarli, poi tornavo a casa, mi sbronzavo e mi leccavo le cicatrici strimpellando vecchie canzoni degli Stones.

Luca era l’unico che pareva intenzionato a lasciarmi in pace. Fino ad oggi.

Quando sto per varcare la porta, esplode in un pianto isterico.

«Che cazzo ti succede?»

Sono stranito per davvero, tutto mi aspettavo tranne che vederlo piangere.

«Me la sono scopata io quell’estate.»

«Chi?»

«Claudia. Sono io quello con cui ti ha tradito.»»

«Sogni, bello. Claudia non ti avrebbe mai scopato.»

«Quella canzone che ti fa tanto cagare è per lei» si asciuga le lacrime con il bordo della giacca.

Resto paralizzato per tanti, troppi secondi. Poi sfilo il pacchetto di Winston blu dalla tasca dei jeans e me ne accendo una, guardando Luca dritto negli occhi. Lui se ne sta immobile in un angolo della sala prove, quella costosissima e sofisticata stanzetta che il papi gli ha costruito per soddisfare le sue manie di rock’n’roll. Facile essere alternativi quando non si ha nulla da perdere. Mi domando per la prima volta chi me l’abbia fatta fare di prostituirmi per quel pomposo figlio di papà.

«Ora devo andare» dico, con quella classe e naturalezza che solo chi ha le pezze al culo può sfoggiare.

«Non verrai più, vero?»

Luca sembra sollevato. Si è tolto un peso da quel pozzo nero e profondo che si ostina a chiamare coscienza.

«Chiaro» rispondo. Lancio dentro la cassa della batteria la sigaretta ancora accesa e mi richiudo la porta alle spalle.

Nei miei sogni tutto andava a fuoco, ma siamo onesti, nella realtà quelli come lui se la cavano sempre.