SICK TAMBURO – Un giorno nuovo

LA TRACKLIST:

 

IL DISCORACCONTO:

Mi sveglio con l’impressione di star per vivere un giorno nuovo.

Che incipit sciocco, direte voi: una mattina corrisponde all’inizio di una nuova giornata. E invece non è così scontato, ve l’assicuro. Mi sveglio ogni giorno nello stesso identico buio; quel buio denso e impenetrabile che separa la mia camera da quella di mia madre. Ho percorso per dodici interminabili mesi quei dodici interminabili passi che mi permettono di spiare dentro la sua stanza.

«Sei il mio demone» sussurra ogni mattina, guardandosi allo specchio convinta che nessuno stia posando gli occhi su di lei.

Ha smesso da tempo di guardare oltre la collina, come se pensasse di non meritare sogni a lungo raggio. Le sue giornate iniziano in camera da letto, proseguono in ospedale e terminano davanti alla TV, dove si addormenta, stremata dalla chemio, pochi minuti dopo l’inizio del film.

Capita spesso che perdo conoscenza con lei, ognuno con la testa poggiata a un’estremità, le gambe abbandonate in un groviglio di plaid e coperte di lana. I piedi si toccano per farsi forza l’un l’altro, e noi nemmeno ce ne accorgiamo.

Poi lei fa qualche brutto sogno e con prepotenza mi scaraventa a terra, costringendomi a svegliarmi. È allora che mi decido a sollevar di peso quel corpicino esile e addormentato che mi ha messo al mondo, che per tanti anni ha fatto lo stesso con me; salire le scale e rimboccarle le coperte. Ancora mi tormenta il ricordo delle prime ciocche cadute senz’avvisaglia alcuna su cuscini bianchi come la neve, disegnare trame scomposte e astratte.

Che poi, più che i capelli, quella che mi ha fatto soffrire davvero è stata la perdita dei sorrisi.

Ogni tanto rubo alla notte qualche momento dedicato a me, ascolto musica con un antiquato walkman e pasticcio su cartastraccia parole che mai troverò il coraggio di dirle, perché renderebbero la malattia così reale da assumere forma solida.

Meno male che ci sei tu, che lanci un sassolino alla finestra e ti arrampichi sull’edera per tenermi compagnia. Potresti entrare dalla porta principale e lo sai, ma ti piace rendere tutto più romantico. Accendi quella vecchia torcia che tua nonna ti regalò anni fa e porti un po’ di luce nella mia vita.

Quando ti dico che non ce la faccio più, tu mi rispondi che ad altro siamo pronti. E quel sentirmi parte di te, tassello di un noi, mi fa stare improvvisamente meglio.

Oggi sei rimasta a dormire da me, è la prima volta che ci svegliamo insieme e attraversiamo il corridoio mano nella mano per dare il buongiorno a mia madre.

Oggi è la fine della chemio e lo specchio non riflette demoni, ma un lungo fascio di luce che si perde nella stanza e disintegra il buio. Mia madre è affacciata alla finestra e guarda lontano, oltre la collina. Ci credi che sono felice?