VEA – Posto Fisso

LA TRACKLIST:

 

IL DISCORACCONTO:

Avete mai pensato a quanto tempo sprecate a fare piega-ri-pirega di magliette, jeans, mutande.

Sommate tutti i minuti e metteteli insieme: nell’arco di una vita potrebbe essere tipo una settimana intera, o giù di lì. Una settimana della nostra vita sprecata ad arrotolare calzini, ci pensate?

Io non credo, e forse fate bene. Ancora più folle è fermarsi a riflettere su tutto il tempo passato a lavoro. Metà della nostra vita, forse anche di più. Certe volte penso a tutti quelli che sopportano un capo stronzo, uno che gli fa mobbing dalla mattina alla sera, senza batter ciglio. E vanno avanti per anni e anni, mentre una strana forma di accettazione prende il sopravvento. Chiamatela mania, anche se si avvicina più a una lobotomia. Lobotomania, ecco, così va meglio.

Mi piacerebbe soccorrere quelle pecorelle smarrite, riportarle sulla retta via, quella dell’istinto, della passione, della rabbia anche, perché no. Mi piacerebbe ricordar loro l’esistenza dell’ES dietro al subdolo controllo del SUPER IO. Freud insegna. Vorrei sfondare le porte dei loro uffici, saltare sulle casse automatiche dietro le quali lavorano, mandare in cortocircuito le catene di montaggio, e organizzare il più grande e folle party di schiavi del nuovo millennio.

Sarebbe una festa pazzesca, un evento a tuttotondo, con fuochi d’artificio a colorare open space claustrofobici. Trasformeremmo le pareti bianche in arcobaleni, ruotando come matti su sedie ergonomiche fino a farci venire il vomito. I padroni ci guarderebbero ridere a crepapelle per la prima volta, senza capire.

«Ora sai tutto di me!» gli grideremmo addosso.

Saremmo come fuochi d’artificio.

Perché certe volte bisogna scottarsi per ricominciare a sentire qualcosa.